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LA RIVOLTA DI ROSARNO: gli immigrati sono alleati o avversari contro la ‘ndrangheta?

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 Dicono “ributtiamoli in mare” ma poi vogliono trovare sulla tavola i minestroni e la frutta del sud che loro raccolgono. Dicono “prendiamoli a calci nel sedere fino a casa loro” ma poi non vogliono che i vecchietti rompano le scatole a casa propria e glieli affidano. Parlano, si agitano perché ci sono stupratori in giro e sono pronti a sottolineare che “quello”era un nero un giallo o un rosso ma dimenticano sempre di citare quelli come loro, dalla pelle color mozzarella.

 Rosarno è in guerra? E loro parlano solo di scontro fra locali ed immigrati. Ma gl’immigrati che c’entrano? Quando ti danno 1 euro a riempimento di una cassetta e ti fanno vivere peggio che in una stalla con il continuo ricatto del tipo, o accetti queste condizioni o ti denuncio per immigrazione clandestina, che c’entra il colore della mia pelle o se parlo l’ugandese invece del foggiano stretto, che tanto per me fa lo stesso? Siamo onesti. Qui si parla di una ribellione di lavoratori semischiavi verso proprietari terrieri che se ne infischiano delle leggi o che le invocano solo per la parte che fa loro comodo, ma si guardano bene dall’applicarla quando c’è di mezzo la loro argenteria e magari devono pagare il giusto a chi lavora.

 In realtà ci pare che questi immigrati, pur con azioni violente dettate dalla esasperazione, abbiano avuto comunque il coraggio di fare quello che i residenti lamentano da anni.  Rispondiamo correttamente a questa domanda: Per affermare lo stato di diritto contro le leggi della ‘ndrangheta sono da considerarsi  alleati o nemici ? Allora ricordiamo a questi paladini dell’intolleranza e della xenofobia, supportati dai volpini della politica che, quei proprietari terrieri e non gli immigrati, sono per noi consumatori italiani, un’ostacolo da rimuovere. Infatti, sono loro e non certo gli immigrati, quelli che distorcono, con la tassa mafiosa, i prezzi del mercato. Per carità niente leggi repressive contro di loro,  come loro, invece, generosamente propongono per i “diversi”, ma politiche positive d’integrazione programmata. Proviamo a ragionare sui dati di fatto e vediamo dove possiamo andare a parare.

 Cosa può offrire l’Italia in questo momento che potrebbe essere di reciproco vantaggio ? Sicuramente due cose: borghi abbandonati da ripopolare e terreni incolti e boschi da salvare e  mettere in produzione. Due condizioni che coesistono  solitamente, nelle stesse aree montane dell’Appennino.

L’idea forza è quella, a differenza della politica dei respingimenti,  di offrire questi alloggi e questi boschi a quegli immigrati e alle loro famiglie che desiderino stabilizzarsi in Italia, in cambio del loro lavoro in forma individuale o cooperativa . Un’idea diversa anche da quella assistenzialista della Bossi-Fini che prevede un sussidio per ogni immigrato ospitato, di 20 euro al giorno per pochissimi  comuni, sorteggiati fra quelli (rari) che ne abbiano fatto richiesta ogni due anni, ma che al termine potrebbe riproporre lo stesso problema.

Verifichiamo invece,  l’esistenza di comuni disponibili ad individuare sul proprio territorio

  • borghi anche parzialmente abbandonati su cui rifondare una nuova comunità, non ghettizzata rispetto alla popolazione esistente e diversificata fra le singole etnie
  • terreni e boschi su cui ricostruire un tessuto economico e infrastrutturale

Per fare cosa? Il settore produttivo  trainante  su cui far ripartire l’economia del territorio potrebbe essere  la produzione di energia da biomasse provenienti dalla coltivazione del bosco e iniziative in  quattro altre attività compatibili del tipo:

  1. la produzione orticola e del sottobosco da offrire nei mercatini locali,
  2. la organizzazione di lavoro in forma cooperativa da offrire alle aziende agricole locali per i lavori stagionali,
  3. la rivitalizzazione della ristorazione etnica, opportunamente selezionata, da gestire nel comune di appartenenza, legata ad un circuito a marchio tipo ”Le cucine rurali del mondo”
  4. La organizzazione di una “RICICLERIA” per la rimessa in uso dei beni durevoli ( arredi, materiali elettronici, elettrodomestici, ecc) non più utilizzati dagli italiani ma utili per essere reimmessi nel mercato nazionale ed estero dei prodotti riciclati

 L’occasione ci viene offerta da alcune opportunità favorevoli, presenti oggi sul nostro territorio e soprattutto nelle aree interne. Da una parte comuni che hanno  bisogno di essere integrati  con nuova popolazione attiva, in grado di rivitalizzare le economie locali e dall’altra parte immigrati lavoratori che

  1. Sono disponibili a lavorare nelle aree interne, anche in agricoltura e nei servizi che gli italiani sono sempre meno propensi a svolgere,
  2. Conoscono arti e mestieri per noi utili, in agricoltura, nell’artigianato e nei servizi fondamentali
  3. Hanno bisogno di un luogo fisico dove ritrovare una nuova identità in un paese di diritti e di civiltà che li adotti prima e li integri poi. Un paese nel quale trovare una base solida per formarsi una famiglia o per trasferirsi con la esistente, ai quali chiedere di imparare la nostra lingua e le regole democratiche di quel territorio.

 Certo, tutto questo deve essere governato da una buona legge regionale che impedisca insediamenti che sconvolgano il tessuto sociale preesistente e che consenta la socializzazione e l’inevitabile meticciato delle culture e delle razze di origine, senza traumi sociali.

Ma a quelli che ancora pensano di difendere una loro razza inesistente e una cultura senza contaminazioni e spesso maleodorante, ricordiamo che loro sono il frutto delle storie d’amore di bisnonne che non sono certo rimaste a lungo fredde e vergini di fronte alle avances di giovani soldati di tutte le razze e continenti che a più riprese, si sono insediati in tutte le regioni italiane.

 

Crediamoci.  Meglio organizzarci per ospitare, anche se con prudenza e gradualità, il popolo degli immigrati gestendone i flussi in Borghi dell’accoglienza,  piuttosto che vivere in Cittadelle della paura. Insomma scegliamo.  Meglio New York o Kabul?