INTERVISTA. Il futuro dell'Aquila secondo Franco Venni
Pescara, 13-05-2009
"Non è detto che tutto debba tornare come prima ", esordisce così Franco Venni, Presidente di Arco Consumatori ad un mese dal tragico terremoto che ha scosso l'Abruzzo e in particolar modo la città dell'Aquila. Dopo un primo momento di sgomento collettivo, che ha turbato opinione pubblica e Istituzioni, è arrivato il momento di iniziare a ragionare sulla ricostruzione.
Presidente, secondo lei, qual'è la rotta da seguire, che direzione si sente di consigliare?
Bisogna ragionare sull'identità delle popolazioni e sulle loro vocazioni, ma bisogna anche avere l'intelligenza di cogliere delle sfumature positive soprattutto dopo un evento così tragico. Il destino di un popolo può anche cambiare, può modificarsi e modellarsi a seconda delle necessità e delle nuove opportunità che si presentano. Penso che l'Aquila possa rinascere non solo come centro turistico e artistico, ma debba assumere una connotazione di respiro più internazionale. Mi spiego: ripercorrendo la storia della città, si apprende come nasca dall'idea di Federico II di ricreare una piccola Gerusalemme, un centro d'incontro per culture e popoli diversi, una città della pace. Attualizzando questo concetto ad oggi, si potrebbe ripensare la città come un punto di riferimento per le Nazioni Unite, sede di un'agenzia per la pace dedicata all'incontro tra culture diverse.
Tra le vocazioni che storicamente caratterizzano la città c'è anche quella accademica, secondo lei è ancora possibile un'Università competitiva?
Certo! Da sempre l'università è luogo di incontro e di scambio di culture diverse. Se si accetta questa vocazione e se ne fa l'asse portante anche economico della città occorre potenziarla facendola diventare un punto di eccellenza di carattere europeo e diventare il fiore all'occhiello della cultura in Abruzzo. Per questo sarà importante potenziare al massimo le strutture con campus e sedi didattiche all'avanguardia, continuare la tradizione degli studi ingegneristici e ampliare anche i settori umanistici con particolare riferimento agli studi umanistici. Con un impegno solido e concreto si potrà far diventare questo polo didattico il cuore degli studi d'Abruzzo, con un respiro internazionale. Ma per raggiungere livelli di eccellenza e sviluppare al meglio l'aspetto culturale, artistico e accademico della città forse perderà d'importanza la scelta di essere anche un polo commerciale amministrativo piu in linea con la vocazione della costa.
Cedere il ruolo di Capoluogo di Regione? Una rinuncia difficile da digerire per gli aquilani, come pensa che reagiranno?
Non è un problema di oggi. Io dico solo che una volta realizzato questo obbiettivo culturale tutte le altre scelte diventaranno una conseguenza naturale come lo sviluppo del turismo culturale e scientifico. Anche perchè fino a quando la Regione Abruzzo potrà sopportare i costi di un decentramento forzato di tutte le sue direzioni amministrative fatto non in funzione prioritaria degli interessi degli utenti ma più per ragioni politiche di facile consenso?Tutte le scelte sono sofferte e le rinunce lo sono ancor di più; ma qui è in ballo il futuro di una città e la ricostruzione non è un gioco. In questo momento conviene concentrare le forze verso una unica direzione che dia spazio economico e identità ad un territorio cosi martoriato.